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I grandi magazzini di New York: fra storia e stile – parte 2

Torniamo questa settimana con la seconda parte del nostro viaggio nella storia degli stores americani. Quest’ultima tranche vede protagonisti due miti assoluti: Bergdorf & Goodman e Saks Fifth Avenue, veri e propri templi degli appassionati di moda nonché grandi protagonisti di ogni guida allo shopping che si rispetti.

Bergdorf & Goodman

Famoso per essere frequentato dalle  Bergdorf Blondes, le bionde benestanti ragazze di New York, il negozio è la tappa clou del famoso tour delle vetrine – per le sue opere d’arte che ricordano i tableaux vivant. Per le sue origini bisogna ringraziare un alsaziano, Herman Bergdorf, che nel 1899 arriva a New York e decide di aprire una sartoria a Union Square. Come apprendista assume il giovane Edwin Goodman, già inserito nel mondo del commercio. Nel 1901 Goodman ha raccolto capitale a sufficienza per entrare in società con il suo datore di lavoro. Nel 1906 decidono di trasferirsi sulla 32° Str., ma un profondo disaccordo divide i due soci: Bergdorf preferirebbe una location meno costosa e più defilata, Goodman invece punta al “Ladies’ Mile” sulla 5° Av. – dove già ci sono alcuni dei concorrenti di cui abbiamo parlato. Vince Goodman, che acquista anche la quota societaria di Bergdorf, che si ritirerà a Parigi. Gli affari vanno molto bene e nel 1914 Goodman decide di costruire un edificio a 5 piani al 616 della Fifth Avenue, dove oggi sorge il Rockfeller Center. Con l’inaugurazione della nuova sede Bergdorf & Goodman lancia il pret-a-porter in città, divenendo ben presto la destinazione preferita per la moda americana e francese. La sede attuale fra la 5° Av. E la 58° Str viene costruita nel 1928 in stile Beaux-Arts, l’improvvisa crisi del 1929 porta Goodman a riconcepire l’edificio suddividendo le vetrine in piccoli lotti da affittare. Fra i primi affittuari la famosa gioielleria Van Cleef & Arpels – quando si dice rapporti di lunga data… Durante la Grande Depressione Goodman riesce a comprare tutto l’isolato, nonostante il successo però decide di non espandersi oltre e non aprire altri negozi – preferisce controllare personalmente la qualità della merce e del servizio. Una filosofia aziendale che col passare degli anni resta attuale e che porta il negozio a restare indipendente fino agli anni ’90, quando viene acquistato da un grande gruppo che decide però di mantenere la politica della location unica. Negli anni ’50 apre il famoso reparto di pellicceria, che insieme alla lussuosa SPA e al Goodman’s Cafè rappresenta ancora oggi il fiore all’occhiello del negozio. Se volete concedervi una coccola molto speciale questo è il luogo giusto, non solo per lo shopping ma anche per una pausa relax ed un pranzo gourmande con vista su Central Park.

Bergdorf Goodman
L’entrata del negozio sulla 5th Avenue

Barney’s

E’ una delle istituzioni dello shopping newyorkese, soprattutto per la moda uomo. La storia della sua nascita è piuttosto romantica… Siamo nel 1923, Barney Pressman impegna l’anello di fidanzamento della moglie per aprire un negozio di abiti per uomo fra la 7° Av. E la 17° Str. Negli anni ’30 ha già un buon successo e da genio del marketing inizia a pubblicizzare il negozio facendo distribuire a belle ragazze pacchetti di fiammiferi brandizzati fuori dalle birrerie, successivamente sarà il primo a usare radio e TV per fare pubblicità. Ma all’epoca la selezione dell’abbigliamento è di qualità media, sarà solo con il passaggio generazionale degli anni ’60 che il figlio Fred decide di dare un nuovo passo agli affari di famiglia: introduce in negozio il raffinato stile europeo di Givenchy e Pierre Cardin. Nel 1976 lancia sul mercato americano un giovane stilista italiano: Giorgio Armani ed è un tale successo che ancora oggi il suo marchio è sinonimo di eleganza. Sempre in questi anni si decide di aprire le porte anche al pubblico femminile, sono invece degli anni ’80 le campagne pubblicitarie creative con protagoniste le top model del momento come Naomi Campbell o Linda Evangelista e dietro l’obiettivo il meglio della fotografia di moda di quegli anni. E’ nato uno dei punti di riferimento del fashion set di New York. Per trovarlo basta andare al 660 di Madison Avenue a midtown, ma ha anche una sede a Brooklyn.

Barneys
Il palazzo di Barneys a Manhattan

Saks Fitfth Avenue

Eccolo finalmente il grande Mito, l’ultimo nato incarna infatti lo shopping a New York. Apre i battenti il 15 settembre 1924 nel palazzo che occupa ancora oggi sulla 5° Av fra la 49° Str. e la 50° Str, il primo negozio ad offrire un vasto assortimento di moda per uomo e donna in un quartiere fino ad allora residenziale – divenendo sinonimo di gusto ed eleganza. Nel 1925 l’edificio viene decorato in stile Art Moderne, stile lanciato durante l’esposizione universale di Parigi, suddividendo l’esposizione in una serie di piccoli negozi specializzati con merci provenienti da tutto il mondo. Fra le più note habitué del negozio un’icona intramontabile come Marilyn Monroe, mentre leggenda vuole che Elvis Presley avesse comprato proprio qui il giubbetto di pelle nera con cui sfondò nel mondo del rock’n’roll. Nel 2000 ha lanciato l’e-shop che ripropone l’esperienza unica di shopping che si può provare solo da Saks Fith Avenue. Anche se nulla è comparabile alla sensazione che si prova ad entrare nell’immenso reparto dell’ottavo piano, dedicato alle appassionate del tacco 12 – è così grande da avere persino un suo codice di avviamento postale: 10022!

Saks Fifth Avenue
Saks Fifth Avenue addobbato per Natale
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I grandi magazzini di New York City: fra storia e stile – parte 1

Nel mettere a posto l’infinito materiale raccolto a New York mi sono accorta di non aver parlato di alcune icone della Fifth Avenue e dintorni. Sicuramente influenzata dalla recente visione della serie TV The Paradise ho pensato di raccontare la storia che si cela dietro gli infiniti corridoi e scaffali…

Vi siete mani chiesti cosa significava fare compere nell’antichità? C’erano i mercati dove arrivavano generi alimentari e le merci da lontano, e le botteghe degli artigiani dove abiti ed accessori erano creati su misura; niente pret-a-porter né prezzi fissi. Con l’avvento dell’epoca moderna compaiono i primi empori e bazaar, in cui trovare un po’ di tutto e iniziano a delinearsi i negozi nel senso moderno della parola. Per arrivare ai primi grandi magazzini si deve attendere il 1852 con l’apertura a Parigi del Bon Marchè. L’evento fu così epocale che Emile Zola vi dedica persino un romanzo (NDR: Il paradiso delle signore)! Un’evoluzione naturale del mondo commerciale che avviene più o meno negli stessi anni anche in America. Nei due appuntamenti dedicati alle principali insegne newyorkesi ci sono infatti alcune società dalla storia ben più antica…

Lord’s & Taylor

Il primo della lista è forse anche uno dei meno conosciuti in Europa, ma il più longevo. Fondato nel 1826, nasce come emporio di abiti e accessori per signora, poi nel 1860 il business s’ingrandisce e apre il primo grande negozio sulla Broadway. L’elegante sede attuale sulla 5th Avenue, fra la 38° Str. e la 39° Str., è opera di Starret & Von Vleck, studio di architettura famosissimo nel primo Novecento, e viene inaugurato nel 1914. Ama definirsi il negozio dei primati – anche se tutti quelli nella lista ne vantano almeno uno. Di sicuro loro è l’invenzione delle vetrine natalizie, per cui oggi si organizzano tour guidati per turisti. Fu anche il primo ad installare all’interno gli ascensori e ad offrire un servizio di personal shopper; quest’ultima idea della prima donna direttrice di un grande magazzino Dorothy Shaver – erano gli anni ’40. Un buon motivo per visitarlo? L’ampia scelta di marchi e designer di lusso, tutti rigorosamente americani!

Macy’s

Decisamente più famosa da questa parte dell’oceano è la stella rossa di Macy’s, la cui attuale sede di Herald’s Square – fra la Broadway e la 34° Str. – è stata più volte set cinematografico (esiste un giro turistico dedicato anche per questo). La piccola merceria che ha dato i natali al negozio venne aperta nel 1858 all’incrocio fra la 6° Av. e la 14° Str. da Rowland Hassey Macy, un ex marinaio reduce da diverse delusioni commerciali. L’idea però è quella giusta, la fortuna inizia a girare e nel 1877 il grande magazzino occupa gli 11 edifici adiacenti. La trovata geniale di Mr Macy? Il prezzo fisso! In un mondo ancora popolato di botteghe, in cui lo stesso cappellino poteva avere un prezzo variabile a seconda del rango e delle capacità di contrattazione della cliente, questo nuovo sistema democratico permette a tutti di acquistare al “giusto” prezzo. Il passo successivo è farsi pubblicità attraverso inserzioni sui giornali: e poi ci chiediamo perché sono così avanti nel marketing! Il fiuto dei proprietari porterà Macy’s ad essere anche il primo negozio della città ad avere una licenza per la vendita dei liquori.

Nel 1902 la società si trasferisce nella sede attuale e nel 1924 compra tutto l’isolato espandendosi fino alla 4° Av guadagnando il titolo di “Negozio più grande del mondo”, che conserva ancora oggi con i suoi 200.000 metri quadri di negozio recentemente ristrutturati e riorganizzati. Pensate che per sistemare il labirinto di corridoi, scale e passaggi formatisi nel corso di anni di ampliamenti, nel 2010 hanno persino assunto degli esperti in traffico pedonale!

Ma Macy’s non è solo un negozio, il suo mito si estende ben oltre l’edificio grazie all’annuale parata in costume del Giorno del Ringraziamento – che rappresenta il culmine delle festività cittadine. La tradizione ha origine nel 1924, quando per far sentire a casa l’insieme di impiegati provenienti da tutto il mondo e celebrare la nuova eredità americana la direzione decide di organizzare una parata di Natale, che negli anni si sposta nella più americana delle feste.

Macy’s è il posto giusto per riempire le valigie in periodo di saldi: dall’abbigliamento alle calzature, passando per profumi e gioielleria. Vi troverete di tutto, anche gli alimentari! La qualità è medio-alta, ospita non solo i marchi americani più conosciuti ma anche una buona selezione da tutto il mondo. Interessante è fare un giro per il reparto dedicato al merchandising di Macy’s, un’idea regalo modaiola e originale rigorosamente marchiata dalla famosa stella rossa, scelta dal fondatore in ricordo del suo passato in marina.

Bloomingdale’s

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L’entrata di Bloomingsdale

Correva l’anno 1872 quando i fratelli Lyman e Joseph Bloomingdale decidono di aprire il loro bazaar per articoli da signora, visione pionieristica e all’avanguardia in un’epoca di negozi specializzati. Nel 1886 sono già provvisti di un ufficio acquisti a Parigi, così da essere i primi a portare in America le ultime novità della moda europea. Nel 1929 occupano l’intero isolato e nonostante la feroce crisi che in quegli anni opprime l’America, due anni dopo terminano l’edificio Art Deco che ancora oggi ospita il negozio, per un’area che si estende fra la 3° Av, la 58° Str. e la Lexington Avenue. Dal 1949 inizia ad espandersi aprendo nuove sedi, l’ultima nel 2004 nel distretto trendy di SoHo. Gli anni d’oro del negozio furono i ’60 e i ’70, quando il fascino esercitato dalle presentazioni delle nuove collezioni richiamava tutto il meglio del jet set internazionale: dalla regina Elisabetta II d’Inghilterra alla sovrana indiscussa del cinema Elisabeth Taylor. Se non trovano sul mercato ciò che cercano lo creano, ed è così che lanciano alcuni giovani designer come Ralph Lauren, Kenzo e Fendi. Oggi nella sede storica vi attendono nove piani di abbigliamento, articoli per la casa e prodotti di bellezza all’ultima moda. Uscire dal negozio con una delle inconfondibili bag è un segno distintivo fra le strade di New York, non solo semplici sacchetti ma vere e proprie opere d’arte – una tradizione nata nel 1961 quando Joseph Kinigstein disegnò la prima “Esprit de France”. Da allora tantissimi artisti si sono avvicendati nella loro creazione e un giorno potreste anche scoprire di avere in casa un pezzo da museo!

Alcune delle immagini sono prese da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio. Qualora la pubblicazione violasse diritti d’autore vogliate comunicarlo via email e saranno rimosse.

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Stresa: pezzi unici sul lago

Finalmente è arrivata l’estate, splendide domeniche di sole da dedicare alle gite fuori porta. Incantevole è la cittadina di Stresa, famosa meta di villeggiatura durante la Belle Époque – caratteristica che le ha lasciato uno speciale allure – tutt’oggi è molto gettonata soprattutto dal turismo del Nord Europa. La zona di Stresa ha una discreta tradizione nella produzione di tessili, ricami e merletti. Addentrandovi nella cittadina sarà facile trovare diversi negozi che vi venderanno manufatti di produzione più o meno artigianale… Ma non ci soffermeremo a lungo su questi negozi, il cui fascino è potente sulle anziane signore ma che fa decisamente molta meno presa sulle nuove generazioni. Ci sono però in paese alcune chicche che renderanno la vostra visita molto piacevole.

Il primo si chiama Bocci 1910, il negozio è in via Cavour 11, lo noterete subito per via dei bauli esposti sotto l’arco. Ambiente spoglio e minimale in cui sono esposte delle borse che sono dei veri capolavori di gusto e design. Il simpaticissimo proprietario è un incredibile affabulatore e brevemente ci racconta la storia dell’azienda di famiglia, nata nel 1910 per produrre bauli da viaggio – dapprima per le carrozze, poi le automobili e le lunghe traversate in nave. Il tempo passa e alla produzione si affiancano borsette e articoli in pelle per signora e per uomo, producono anche per grandi marchi e poi nel 2012 la svolta: la figlia dopo la laurea decide di rilanciare il marchio con una propria linea di borse. Stile classico, sguardo moderno, eleganza e semplicità: ecco nati i modelli di casa, tutti bellissimi nelle linee e negli accostamenti di colore. I pellami sono di prima qualità e di produzione italiana. Unico neo il prezzo: preparatevi con respiri lunghi e profondi al passaggio della vostra carta di credito… Ma ne vale la pena!

 

Sulla piazza principale si distingue fra gli altri Profumo di Stresa, ormai queste profumerie sembrano essere un must per tutti i luoghi di villeggiatura, quasi si potesse portare a casa un pezzo di vacanza racchiuso in una speciale fragranza dal nome fantasioso distillata sul lago. Subito dietro l’angolo Cashmere & Co. uno dei negozi più carini in paese, come dice il nome propone maglie in cashmere ma anche in cotone – vista la stagione – ha marchi di altissima qualità e fa produrre per il negozio delle curiose collane in fibre naturali, i prezzi sono intorno ai 90€ ma sono pezzi unici.

L’ultimo di cui voglio parlarvi è una gioielleria molto particolare, Sator Arepo, sulla pedonale; fra i marchi che vi troverete anche i bijoux di lusso firmati Alcozer – che costano quasi quanto un gioiello e che riconoscerete dal particolare design barocco ma moderno.

Sator

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Venezia e la “Libreria Acqua Alta”

Annoverata da molti blog e siti turistici fra le chicche da cercare nelle calli veneziane, la Libreria Acqua Alta è diventata negli ultimi anni una di quelle attrazioni “fuori dagli schemi” più comuni da visitare a Venezia, complice una location suggestiva e una buona operazione di promozione marketing. Il negozio occupa il pianterreno di una tipica casetta in Campiello del Tintor, tre stanze e due cortili straboccanti di libri – il retro affaccia sul canale offrendo un’affascinante scorcio, mentre l’entrata è un po’ arretrata rispetto alla strada, il che permette di poter esporre anche all’esterno del negozio.

La prima volta che ne sentii parlare era in un articolo di un blog inglese, dove si elencavano le 10 librerie più strane al mondo. Da allora ho letto diversi articoli entusiastici sul luogo, non deve quindi meravigliare che alla prima occasione di fare un giro a Venezia abbia voluto visitarla… Forse ne ho letto troppo, perché devo ammettere di essere rimasta un po’ delusa. Se nel vostro girovagare per Venezia vi capitate davanti vale la pena fare una visita, ma non vi consiglio di andarci apposta.

Essendo una libreria è più che logico che sia piena zeppa di libri, che in alcuni casi sono però stati trasformati in complementi d’arredo: come la scala e lo stretto ballatoio che vi permette di affacciarvi dal muro di cinta del giardinetto sul retro per godere della suggestiva vista sul canale – le scritte sul muro la definiscono “meravigliosa” ma è un po’ esagerato. La prima cosa che dovete sapere venendo qui è che si tratta di un negozio di “seconda mano”: libri usati, fuori catalogo e pochissime eccezioni fra le guide della città e qualche libro fotografico. Fin qui nulla di speciale, se non fosse che sono tutti pericolosamente impilati su barche o dentro vasche da bagno!

Gli originali contenitori sono utilizzati per salvare la merce dall’acqua alta, che invade la libreria dal portone sul retro, normalmente aperto e attrezzato come un piccolo terrazzo coperto per chi desidera fermarsi un attimo. Subito all’entrata vi accoglierà una bellissima gondola stracarica di libri, attorno alla quale si divide il flusso continuo di turisti diretti verso il cortile sul fondo. Il via vai però risulta abbastanza fastidioso se si desidera soffermarsi un attimo alla ricerca di qualcosa da acquistare. Il caos che vi regna rende molto difficile la ricerca di un qualsiasi testo, munitevi quindi di tanta pazienza e forse potrete trovare quel titolo fuori catalogo che cercavate. Nella speranza che il vostro bottino sia in buone condizioni, purtroppo l’umidità a cui sono sottoposti non aiuta il buon mantenimento della carta, mentre l’odore di muffa nelle nicchie più nascoste potrebbe farvi desistere da una visita più approfondita…

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I love New York: idee di souvenir

Ci siamo lasciati lo scorso anno con la promessa di tante curiosità su una misteriosa (ma non troppo)meta top per shopping-addict. E invece… Al mio rientro ho realizzato che la Grande Mela era così grande che 7 giorni per soddisfare l’anima da turista e quella di shopaholic. Per fortuna qualche indirizzo sono riuscita a portarlo a casa e soprattutto… Ho una valida scusa per tornare a breve! Di seguito troverete qualche indirizzo in ordine sparso, un percorso ordinato più per merceologia che per quartieri…

Iniziamo quindi dall’acquisto top per eccellenza: il souvenir. New York come potete immaginare è piena di negozi, cinesi e non, in cui comprare le cose più inutili (e a volte più trash) che possiate pensare. Come sempre avanti anni luce la città ha registrato il marchio “I love NY” e lo propone nelle catene di City Souvenirs sparse per tutta la città, in particolare attorno alle aree più turistiche come Times Square e il Theatre District. Un altro posto dove poterli acquistare sono gli shop dei musei, che propongono anche oggettistica con il proprio marchio o con riproduzioni di opere (non sempre da loro custodite). Meraviglioso come qui tutto abbia un logo e sia sfruttato a livello commerciale!

Se siete alla ricerca di oggetti da poco l’ideale è curiosare a Chinatown, fina dall’uscita metropolitana sulla Grand Street sarete immersi in una lunga fila di negozietti che vendono calamite e magliette a prezzi ridicoli. Una delle cose più belle di Chinatown è che alle solite cianfrusaglie si mescolano negozi con articoli improbabili: gattini salutanti, lanterne rosse, addobbi e accessori per cellulari.

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Negozio di “cineserie” a Chinatown

Sarà per il periodo in cui ho viaggiato o per il troppo cinema natalizio ma il pensiero di una catena di negozi chiamata Christmas in New York mi ha davvero divertito! Quello delle foto è su Mulberry Street, in quel che resta di Little Italy, ma ne troverete anche sulla parte bassa della 5th Avenue e in altre zone della città. In qualsiasi stagione veniate qui potrete trovare il vostro addobbo natalizio: dai grandi classici con palle e babbi Natale a Lady Liberty o la maglia degli Yankees (o dei Mets).

Restando in Mulberry Str vi segnalo anche Mulberry & Grand, un negozio di oggettistica dove l’ambientazione shabby chic/post-industriale fa molto più che non il contenuto. Vende pochette e astucci in cotone decorate con stampe in bianco e nero ironiche ed accattivanti, in grado di contenere un po’ di tutto – dal trucco all’iPad. Vi troverete anche cappelli, bijoux ed accessori molto carini.

Se volete scoprire qualcosa di nuovo da Little Italy procedete verso nord attraversando Nolita, che vale di sicuro un approfondimento al prossimo viaggio con le sue proposte di new design per l’arredamento e soprattutto per l’abbigliamento. Peccato essere riuscita a rubare solo poche immagini di passaggio a tarda sera e non averle dedicato maggior tempo…

Per gli appassionati di musical e teatro invece consiglio il Theatre Circle al 228W 44th, proprio di fronte al Majestic Theatre (storico palco su cui dal 1988 viene rappresentato ininterrottamente The Phantom of the Opera, NDA). Manifesti, libretti, spartiti e registrazioni degli spettacoli di Broadway si allineano sugli scaffali insieme ai materiali promozionali come tazze e magliette. Se il vostro spettacolo preferito non è momentaneamente in cartellone a Broadway non preoccupatevi, qui potrete comunque trovare gadgettistica a tema. Nella sala più interna troverete anche volumi di storia del teatro e drammaturgia, libri sulla storia del costume teatrale e la scenografia, manuali di sceneggiatura o recitazione – insomma tutte letture interessanti per gli aspiranti addetti ai lavori o desidera scoprire cosa si cela dietro questo mondo.

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Ricami di luce

Il titolo evocativo di questo post è in realtà quello della bellissima mostra che Palazzo Morando | Costume Moda Immagine ha dedicato al ricamo con paillettes e lustrini, in corso dal 15 dicembre al 2 luglio 2017 presso i locali del museo – situato nel cuore del Quadrilatero della moda milanese.

Milano, città della moda per eccellenza, era fino a pochi anni fa sprovvista di un vero e proprio Museo che rendesse omaggio a questo settore che l’ha resa famosa in tutto il mondo. Ma poi il Museo di Palazzo Morando ha assunto questo ruolo, esponendo a rotazione gli abiti delle Civiche raccolte Storiche. In questo contesto si innesta la mostra “Ricami di Luce”, che analizza la tecnica del ricamo con paillettes in una serie di venti abiti, datati dal 1770 al 2004.

Il percorso della mostra parte dalla nascita di questi ornamenti, le cui origini risalgono al XV secolo quando la mageta – anellino che proteggeva le asole in cui passavano i lacci degli abiti – diviene un elemento decorativo. Inizialmente fatte di metallo (ferro, ottone ma anche oro e argento) il progresso tecnico permette di usare anche materiali più leggeri come gelatine colorate e persino squame di pesce o acetato di cellulosa (quello per le pellicole fotografiche per intenderci). Oltre alla storia di ripercorrono anche le tecniche di applicazione, ben cinque!

Dopo la prima sala inizia il percorso storico vero e proprio, che porta dalle elaborate lavorazioni del tardo Settecento ai tessuti ricoperti di paillettes degli anni ’80, passando per le forme eteree della moda degli anni ’20 e la ricchezza degli anni ’50. Come potrete immaginare il Novecento è il secolo più rappresentato, con almeno un abito per ogni decennio, ma a lasciarvi a bocca aperta ci penserà un abito ancora da confezionare probabilmente appartenuto a Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone. Non solo per la delicatezza dei motivi ricamati, ma anche per la tecnica utilizzata – se vi intendete un pochino di ricamo e sartoria sarà una vera rivelazione! Anche se ad essere sincera quello che mi ha rapito il cuore è un modello della fine degli anni ’40, in crespo di lana blu con paillettes tono su tono.

In caso non sappiate cosa fare nei prossimi giorni di vacanza, mie care appassionate di moda, vi consiglio quindi una puntatina a Palazzo Morando, in via Sant’Andrea 6 (una traversa di Montenapoleone) per andare a visitare “Ricami di Luce. Paillettes e lustrini nella moda di Palazzo Morando 1770-2004” a cura di Gian Luca Bovenzi, Barbara De Dominicis e Ilaria De Palma.  Fra l’altro la guida all’esposizione disponibile gratuitamente è piena di approfondimenti storici e curiosità molto interessati. Per maggiori informazioni vi lascio sito e pagina Facebook del Museo. Per fortuna la cartella stampa della mostra è disponibile online, così riesco a lasciarvi anche una piccola gallery!

Per il momento vi saluto, ci troviamo dopo le feste con una meta da sogno!

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Durban: l’incontro fra Asia e Africa

Durban è la terza città più grande del Sudafrica, ha una storia molto interessante quale ultimo avamposto dell’Impero Britannico prima dell’apertura del Canale di Suez. Oggigiorno è un vivace centro industriale ed il porto africano più attivo. Sorge nel cuore del Kwazulu-Natal, la terra dei famosi zulu – la tribù dei guerrieri “figli del cielo” che gli inglesi riuscirono a piegare al proprio dominio solo alla fine del XIX secolo – che costituiscono circa il 63% della popolazione. Ma Durban ospita anche la più vasta comunità di indiani al di fuori dell’India; arrivati qui per lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero della regione fra il XIX e il XX secolo, hanno lasciato la loro impronta non solo nell’architettura e nella cultura cittadina ma anche nella cucina.

Oggi rappresentano il 20% della popolazione cittadina riunita soprattutto nell’area del Quartiere indiano che si estende lungo Grey Street. Qui hanno sede due importanti mercati: Madressa Arcade e il Victoria’s Market. Se come molti turisti alloggiate nel quartiere lungo il mare mettete in conto una bella camminata per raggiungerli. Il Madressa Arcade ha più l’aspetto di un bazaar, è composto da negozi e bancarelle allineati uno dopo l’altro sotto una serie di portici (come suggerisce il nome “Arcade” ndr), si tratta di un mercato usato tutti i giorni dagli abitanti, dove le bancarelle di spezie si mischiano a quelle di rimedi africani – anche questa è integrazione. Come in tutti i mercati gli odori la fanno da padrone, ma potrebbero essere molto penetranti… Motivo per cui abbiamo preferito costeggiarne la parte più esterna e dirottare il nostro interesse verso il Victoria’s Market – decisamente più turistico e molto meno caotico.

 

Del Victoria’s Market vi colpirà prima l’aspetto: una struttura rosa e azzurra in cemento, che vorrebbe ricordare i ricchi palazzi dei maharaja, ma in versione brutta. Il mistero dell’eclettica struttura è presto svelato: la struttura originale risaliva al 1910 ma fu distrutta da un incendio, così negli anni ’80 venne ricostruito, l’intento dei costruttori era quello di coniugare dei servizi moderni – parcheggio sotterraneo e negozi veri e propri – in una struttura ambiente che ricordasse i bellissimi palazzi dei principi indiani. L’interno però è il vero gioiello: India e Africa si fondono, montagne di spezie si affiancano a giraffe intagliate nel legno e negozi di sari… Un mix a cui è davvero difficile resistere.

Il mercato si sviluppa su due piani: inizialmente pensato per ospitare i generi alimentari al pian terreno e i negozi di altro genere a quello superiore, la crisi deve essersi abbattuta anche qui e il primo piano è quasi del tutto vuoto. É il luogo ideale per comprare le spezie: dai curry indiani ai mix per il braai (o barbecue) – il piatto nazionale sudafricano che deve buona parte del suo segreto alle erbe che vengono usate nella cottura delle pietanze – non stupitevi quindi se troverete qualsiasi genere di mix: per carni, pesce, verdure, piccanti, dolci, ecc. Cedete alla tentazione e portate a casa quanti più mix potete, saranno una vera rivelazione. Fra tutti i negozi ho preferito acquistare da Moodley, lo trovate sul lato sinistro della piccola piazzetta centrale, offre una scelta più ampia di spezie e thè. Se avete richieste particolari o volete provare una miscela solo vostra potete chiedere alle commesse, che saranno ben contente di creare un mix solo per voi. Io ero alla ricerca di un Curry Masala piuttosto dolce, così ho ottenuto la mia personale bustina di spezie. Poi ho ceduto anche a dello zafferano indiano, un mix braai per il pesce a base di lemongrass e del curry piccante. I proprietari hanno anche avuto una bellissima idea, un piccolo ricettario indiano con spunti per usare i vostri acquisti!

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Spezie sotto vuoto e ricettario da Moodley

Girando poi nel mercato troverete anche un’ampia offerta di sari e calzature indiane, che si affiancano a negozi strabordanti di souvenir a poco prezzo e a piccoli laboratori di sartoria, che propongono capi di abbigliamento con stoffe e tagli decisamente più africani. Fra le cose più interessanti vi segnalo delle collane fatte con uno spesso cordone in tessuto, al loro interno hanno del fil di ferro per renderle rigide – le fantasie possono essere un po’ estreme ma sono una novità rispetto a tutto quello che avrete trovato fra bancarelle e negozi!

Non potete infine uscire di qui senza aver provato il bunny chow, che le guide vi illustreranno come un panino con del curry di verdure o pollo. La traduzione di panino è: prendete una confezione di pane in cassetta intero, tagliatelo a metà e scavate un buco, infilategli una coscia di pollo, riempite i buchi rimasti con verdure e sugo e ora… Gustate!

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Il Bunny Chow… Buon appetito!
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Manzini Market: un giro nello Swaziland

Lo Swaziland è una delle ultime monarchie ancora esistenti. Circondato su tre lati dal Sudafrica e sul quarto dal Mozambico, poverissimo e con un livello di sviluppo economico quasi inesistente, il paese vive di quel poco turismo che lo attraversa per passare da una parte all’altra del Sudafrica. Non c’è da stupirsi quindi che il Mercato di Manzini, la prima “città” che si trova sulla strada partendo dal Kruger, venga riportato da tutte le guide turistiche.

In effetti è un buon posto per comprare artigianato locale, con prezzi se possibile migliori che non al di là del confine. La parte turistica del mercato è situata in una struttura sopraelevata, pulita e ordinata rispetto a tutto il resto. La prima impressione è quella di entrare in una specie di fiera dell’artigianato, lungo gli stretti corridoi si allineano bancarelle di ogni genere mentre le venditrici si riuniscono in piccoli gruppetti – pronte ad assistervi con un consiglio nell’acquisto e soprattutto alla contrattazione. Ad un primo impatto ho pensato ad una specie di “trappola per turisti”, da sconsigliare a dispetto di tutte le guide turistiche; impressione dovuta anche alla presenza di pochissime persone a parte il nostro gruppo. Meno battuto dai grandi tour e di certo non accessibile ai locali è però un’esperienza molto interessante, essendo circondato dal mercato quotidiano che offre diversi spunti fotografici e di riflessione…

Parliamo però della versione turistica, ho detto che vi si trova un po’ di tutto ma selezionate con attenzione – non proprio tutto è artigianato, soprattutto nel caso dei prodotti tessili e delle stoviglie in legno. Per collane e ornamenti in perline il dubbio dell’artigianalità non sussiste, è piuttosto frequente che per portare avanti una trattativa la proprietaria della bancarella metterà da parte le ultime creazioni. Io ho acquistato un completo collana e orecchini in verde e nero, che mi è piaciuto molto da subito. Oltre a questa versione sarà possibile trovare anche collari e pettorine in perline, tipiche degli abiti tribali, generalmente con i colori bianco, rosso, giallo e blu. Sicuramente più difficili da indossare sono indicati per chi ha un look molto personale.

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Collana e orecchini di perline acquistati presso il mercato di Manzini

La scelta fra le stoviglie di legno è semplicemente imbarazzante: dalle ceste in vimini ai portafrutta, dalle ciotole ai sottobicchieri… Colori naturali o legno dipinto, potrete scegliere a seconda dei vostri gusti e del posto che avete in valigia! Se ne avete molto potrete curiosare anche fra piccoli pezzi di mobilia come sedute, tavolini e gli onnipresenti tamburi. Fra i soprammobili troverete anche oggetti fatti con fil di ferro e lattine, a ricordarvi che in fin dei conti tutto il mondo è paese…

Vassoi in legno intagliato e dipinto

Per Manzini e lo Swaziland è tutto, ci troviamo settimana prossima per l’ultimo appuntamento in continente africano…

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Sudafrica: breve guida fra natura e mercati

Ci siamo salutati per le vacanze e… Pausa decisamente più lunga del previsto! Torno però in queste pagine con una serie di articoli dedicati ad una piccola parte di quel grande e meraviglioso paese che è il Sudafrica. Un viaggio emozionante, immersi in una natura prorompente e a contatto con le popolazioni che compongono la sua variegata società. Due settimane in giro per parchi naturali possono sembrare lontanissimi dalle opportunità di shopping, eppure per la prima volta ho trovato gli spunti più interessanti lontano dalle città. Iniziamo però con qualche consiglio utile in un paese dove si mescolano usi e costumi di due continenti.

Primo: i dintorni delle città sono pieni di centri commerciali, chiamati Mall, ottima opzione non solo per i pasti ma anche per l’acquisto di generi di prima necessità e, ovviamente, negozi di grandi catene internazionali e marchi locali. Realtà poco conosciuta nella nostra parte di mondo il Sudafrica ha un tessuto ricco e vivace di proposte di alta moda, il cui stile prende dalle tradizioni e dai pattern tribali e li mischia con la migliore tradizione di gusto occidentale; ma a questo dedicherò un post più avanti. Se invece siete alla ricerca di artigianato e souvenir è meglio affidarsi alle venditrici che troverete nei luoghi più battuti dai turisti e passare al punto due…

Secondo: state attraversando un paese grande quasi quanto il nostro continente, quindi tenete conto che le popolazioni cambiano e con loro anche l’artigianato e i materiali tipici. Quindi: non perdete le occasioni, non pensate “tanto poi lo trovo anche altrove”. Alcuni articoli sono di produzione semi-industriale e li troverete sempre, soprattutto se vi limitate a fare acquisti nei negozi ufficiali dei parchi. Lungo la strada, nei parcheggi dei luoghi turistici e nei paesi che incontrate troverete decine di bancarelle, dove spesso lavorano interi gruppi famigliari: uno contratta con i turisti mentre continua l’attività operosa e fervida delle signore che infilano le collane, intrecciano le fibre per farne cesti e decorazioni casalinghe, uomini che intagliano il legno… Una specie di filiera a Km 0, dal produttore al consumatore – con le debite eccezioni: quadri, vasellame, oggetti in pietra saponaria e terrecotte sono ovviamente prodotte in appositi laboratori. Che siano però di produzione famigliare o industriale ogni oggetto conserva l’incanto dei colori dell’Africa, in tutta la varietà di materiali che si ricavano dalla ricchissima natura: pietra saponaria, terracotta, frutti delle scimmie, pietre semipreziose, fibre naturali, legno…

Terzo: sulle bancarelle contrattate, nei negozi comportatevi come se foste in Europa. Una delle cose che più colpiscono in Sudafrica è la schizofrenia delle relazioni sociali: da un lato le tradizioni da bazaar, dall’altro la tranquillità compassata tipica delle popolazioni anglosassoni. Vi sarà necessario fare un po’ di allenamento per comprendere l’accento con cui parlano inglese da queste parti.

Se nei parchi ogni campo ha un negozio che vende sia alimentari che souvenir, lungo altri percorsi come il giro delle cascate o il Blyde River Canyon nel Mpumalanga offre soprattutto piccoli mercati. Fra le città che incontrerete Graskop, nel bel mezzo del parco del Blyde River Canyon, vive dell’industria del legno e del frequente passaggio dei turisti. Lungo la strada principale si allineano costruzioni in legno, piccoli negozi pieni di scaffali coperti di qualsiasi tipo di manufatto: piatti, anfore, braccialetti, soprammobili… I vari mercanti faranno a gara per attirarvi verso la loro bancarella e presentarvi il meglio della loro merce. In foto vedete il “bellissimo” Discount Shop e il suo proprietario, che ha voluto farsi fotografare nel suo “negozio”. Da lui ho acquistato un quadro, sono tele dipinte a tempera – a volte si trovano anche da noi nei negozi etnici o su alcune bancarelle. Mi è piaciuto subito per i suoi toni blu, quasi tutta la produzione è dipinta con colori caldi, rossi e arancioni. La contrattazione su questo lato della strada è l’attività principale, anche se una volta fatta la conversione dei prezzi vi sembrerà semplicemente assurdo ridurli ulteriormente. Verso il fondo della strada ci sono anche un paio di grandi negozi di souvenir, ideali se desiderate guide e piantine della zona ma meno per i ricordi da portare a casa. In città inoltre dovete assolutamente fermarvi da Harrie’s Pancakes per i suoi famosi pancakes, salati o dolci – sono i più buoni della regione (a quanto dicono tutte le guide turistiche e anche Tripadvisor).

Viaggiando molto più a sud, nel KwaZulu Natal, si trova invece la cittadina di St. Lucia – tappa obbligata per coloro che visitano l’iSigmaliso Wetland Park (o meglio il sistema di parchi che lo compone), del quale fa parte l’omonimo estuario. Visibilmente luogo turistico, composto unicamente di ristoranti, affittacamere, servizi e negozi per turisti, nel centro città ha una piccola area coperta adibita a mercato. Poche bancarelle in cui troverete i soliti souvenir che vi avranno accompagnato per buona parte del viaggio, ma anche qualche curiosità locale come i piccoli porta candele intagliati nei gusci del frutto della scimmia. Questi frutti tondi, così chiamati perché le scimmie ne sono ghiotte, sono come delle piccole noci di cocco: il guscio è in legno, se fatto seccare diventa molto resistente, mentre lo strato più esterno è come una corteccia in cui si intaglia un decoro di motivi geometrici o animali stilizzati. È un’idea regalo originale e con un budget davvero molto basso! Qui troverete anche la versione africana degli acchiappasogni, meno famosi di quelli dei cugini americani, sono fatti con nastri colorati e legno, al cerchio principale sono attaccate delle figure umane che dovrebbero proteggere i bambini dai brutti sogni.