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Stresa: pezzi unici sul lago

Finalmente è arrivata l’estate, splendide domeniche di sole da dedicare alle gite fuori porta. Incantevole è la cittadina di Stresa, famosa meta di villeggiatura durante la Belle Époque – caratteristica che le ha lasciato uno speciale allure – tutt’oggi è molto gettonata soprattutto dal turismo del Nord Europa. La zona di Stresa ha una discreta tradizione nella produzione di tessili, ricami e merletti. Addentrandovi nella cittadina sarà facile trovare diversi negozi che vi venderanno manufatti di produzione più o meno artigianale… Ma non ci soffermeremo a lungo su questi negozi, il cui fascino è potente sulle anziane signore ma che fa decisamente molta meno presa sulle nuove generazioni. Ci sono però in paese alcune chicche che renderanno la vostra visita molto piacevole.

Il primo si chiama Bocci 1910, il negozio è in via Cavour 11, lo noterete subito per via dei bauli esposti sotto l’arco. Ambiente spoglio e minimale in cui sono esposte delle borse che sono dei veri capolavori di gusto e design. Il simpaticissimo proprietario è un incredibile affabulatore e brevemente ci racconta la storia dell’azienda di famiglia, nata nel 1910 per produrre bauli da viaggio – dapprima per le carrozze, poi le automobili e le lunghe traversate in nave. Il tempo passa e alla produzione si affiancano borsette e articoli in pelle per signora e per uomo, producono anche per grandi marchi e poi nel 2012 la svolta: la figlia dopo la laurea decide di rilanciare il marchio con una propria linea di borse. Stile classico, sguardo moderno, eleganza e semplicità: ecco nati i modelli di casa, tutti bellissimi nelle linee e negli accostamenti di colore. I pellami sono di prima qualità e di produzione italiana. Unico neo il prezzo: preparatevi con respiri lunghi e profondi al passaggio della vostra carta di credito… Ma ne vale la pena!

 

Sulla piazza principale si distingue fra gli altri Profumo di Stresa, ormai queste profumerie sembrano essere un must per tutti i luoghi di villeggiatura, quasi si potesse portare a casa un pezzo di vacanza racchiuso in una speciale fragranza dal nome fantasioso distillata sul lago. Subito dietro l’angolo Cashmere & Co. uno dei negozi più carini in paese, come dice il nome propone maglie in cashmere ma anche in cotone – vista la stagione – ha marchi di altissima qualità e fa produrre per il negozio delle curiose collane in fibre naturali, i prezzi sono intorno ai 90€ ma sono pezzi unici.

L’ultimo di cui voglio parlarvi è una gioielleria molto particolare, Sator Arepo, sulla pedonale; fra i marchi che vi troverete anche i bijoux di lusso firmati Alcozer – che costano quasi quanto un gioiello e che riconoscerete dal particolare design barocco ma moderno.

Sator

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Venezia e la “Libreria Acqua Alta”

Annoverata da molti blog e siti turistici fra le chicche da cercare nelle calli veneziane, la Libreria Acqua Alta è diventata negli ultimi anni una di quelle attrazioni “fuori dagli schemi” più comuni da visitare a Venezia, complice una location suggestiva e una buona operazione di promozione marketing. Il negozio occupa il pianterreno di una tipica casetta in Campiello del Tintor, tre stanze e due cortili straboccanti di libri – il retro affaccia sul canale offrendo un’affascinante scorcio, mentre l’entrata è un po’ arretrata rispetto alla strada, il che permette di poter esporre anche all’esterno del negozio.

La prima volta che ne sentii parlare era in un articolo di un blog inglese, dove si elencavano le 10 librerie più strane al mondo. Da allora ho letto diversi articoli entusiastici sul luogo, non deve quindi meravigliare che alla prima occasione di fare un giro a Venezia abbia voluto visitarla… Forse ne ho letto troppo, perché devo ammettere di essere rimasta un po’ delusa. Se nel vostro girovagare per Venezia vi capitate davanti vale la pena fare una visita, ma non vi consiglio di andarci apposta.

Essendo una libreria è più che logico che sia piena zeppa di libri, che in alcuni casi sono però stati trasformati in complementi d’arredo: come la scala e lo stretto ballatoio che vi permette di affacciarvi dal muro di cinta del giardinetto sul retro per godere della suggestiva vista sul canale – le scritte sul muro la definiscono “meravigliosa” ma è un po’ esagerato. La prima cosa che dovete sapere venendo qui è che si tratta di un negozio di “seconda mano”: libri usati, fuori catalogo e pochissime eccezioni fra le guide della città e qualche libro fotografico. Fin qui nulla di speciale, se non fosse che sono tutti pericolosamente impilati su barche o dentro vasche da bagno!

Gli originali contenitori sono utilizzati per salvare la merce dall’acqua alta, che invade la libreria dal portone sul retro, normalmente aperto e attrezzato come un piccolo terrazzo coperto per chi desidera fermarsi un attimo. Subito all’entrata vi accoglierà una bellissima gondola stracarica di libri, attorno alla quale si divide il flusso continuo di turisti diretti verso il cortile sul fondo. Il via vai però risulta abbastanza fastidioso se si desidera soffermarsi un attimo alla ricerca di qualcosa da acquistare. Il caos che vi regna rende molto difficile la ricerca di un qualsiasi testo, munitevi quindi di tanta pazienza e forse potrete trovare quel titolo fuori catalogo che cercavate. Nella speranza che il vostro bottino sia in buone condizioni, purtroppo l’umidità a cui sono sottoposti non aiuta il buon mantenimento della carta, mentre l’odore di muffa nelle nicchie più nascoste potrebbe farvi desistere da una visita più approfondita…

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I love New York: idee di souvenir

Ci siamo lasciati lo scorso anno con la promessa di tante curiosità su una misteriosa (ma non troppo)meta top per shopping-addict. E invece… Al mio rientro ho realizzato che la Grande Mela era così grande che 7 giorni per soddisfare l’anima da turista e quella di shopaholic. Per fortuna qualche indirizzo sono riuscita a portarlo a casa e soprattutto… Ho una valida scusa per tornare a breve! Di seguito troverete qualche indirizzo in ordine sparso, un percorso ordinato più per merceologia che per quartieri…

Iniziamo quindi dall’acquisto top per eccellenza: il souvenir. New York come potete immaginare è piena di negozi, cinesi e non, in cui comprare le cose più inutili (e a volte più trash) che possiate pensare. Come sempre avanti anni luce la città ha registrato il marchio “I love NY” e lo propone nelle catene di City Souvenirs sparse per tutta la città, in particolare attorno alle aree più turistiche come Times Square e il Theatre District. Un altro posto dove poterli acquistare sono gli shop dei musei, che propongono anche oggettistica con il proprio marchio o con riproduzioni di opere (non sempre da loro custodite). Meraviglioso come qui tutto abbia un logo e sia sfruttato a livello commerciale!

Se siete alla ricerca di oggetti da poco l’ideale è curiosare a Chinatown, fina dall’uscita metropolitana sulla Grand Street sarete immersi in una lunga fila di negozietti che vendono calamite e magliette a prezzi ridicoli. Una delle cose più belle di Chinatown è che alle solite cianfrusaglie si mescolano negozi con articoli improbabili: gattini salutanti, lanterne rosse, addobbi e accessori per cellulari.

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Negozio di “cineserie” a Chinatown

Sarà per il periodo in cui ho viaggiato o per il troppo cinema natalizio ma il pensiero di una catena di negozi chiamata Christmas in New York mi ha davvero divertito! Quello delle foto è su Mulberry Street, in quel che resta di Little Italy, ma ne troverete anche sulla parte bassa della 5th Avenue e in altre zone della città. In qualsiasi stagione veniate qui potrete trovare il vostro addobbo natalizio: dai grandi classici con palle e babbi Natale a Lady Liberty o la maglia degli Yankees (o dei Mets).

Restando in Mulberry Str vi segnalo anche Mulberry & Grand, un negozio di oggettistica dove l’ambientazione shabby chic/post-industriale fa molto più che non il contenuto. Vende pochette e astucci in cotone decorate con stampe in bianco e nero ironiche ed accattivanti, in grado di contenere un po’ di tutto – dal trucco all’iPad. Vi troverete anche cappelli, bijoux ed accessori molto carini.

Se volete scoprire qualcosa di nuovo da Little Italy procedete verso nord attraversando Nolita, che vale di sicuro un approfondimento al prossimo viaggio con le sue proposte di new design per l’arredamento e soprattutto per l’abbigliamento. Peccato essere riuscita a rubare solo poche immagini di passaggio a tarda sera e non averle dedicato maggior tempo…

Per gli appassionati di musical e teatro invece consiglio il Theatre Circle al 228W 44th, proprio di fronte al Majestic Theatre (storico palco su cui dal 1988 viene rappresentato ininterrottamente The Phantom of the Opera, NDA). Manifesti, libretti, spartiti e registrazioni degli spettacoli di Broadway si allineano sugli scaffali insieme ai materiali promozionali come tazze e magliette. Se il vostro spettacolo preferito non è momentaneamente in cartellone a Broadway non preoccupatevi, qui potrete comunque trovare gadgettistica a tema. Nella sala più interna troverete anche volumi di storia del teatro e drammaturgia, libri sulla storia del costume teatrale e la scenografia, manuali di sceneggiatura o recitazione – insomma tutte letture interessanti per gli aspiranti addetti ai lavori o desidera scoprire cosa si cela dietro questo mondo.

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Ricami di luce

Il titolo evocativo di questo post è in realtà quello della bellissima mostra che Palazzo Morando | Costume Moda Immagine ha dedicato al ricamo con paillettes e lustrini, in corso dal 15 dicembre al 2 luglio 2017 presso i locali del museo – situato nel cuore del Quadrilatero della moda milanese.

Milano, città della moda per eccellenza, era fino a pochi anni fa sprovvista di un vero e proprio Museo che rendesse omaggio a questo settore che l’ha resa famosa in tutto il mondo. Ma poi il Museo di Palazzo Morando ha assunto questo ruolo, esponendo a rotazione gli abiti delle Civiche raccolte Storiche. In questo contesto si innesta la mostra “Ricami di Luce”, che analizza la tecnica del ricamo con paillettes in una serie di venti abiti, datati dal 1770 al 2004.

Il percorso della mostra parte dalla nascita di questi ornamenti, le cui origini risalgono al XV secolo quando la mageta – anellino che proteggeva le asole in cui passavano i lacci degli abiti – diviene un elemento decorativo. Inizialmente fatte di metallo (ferro, ottone ma anche oro e argento) il progresso tecnico permette di usare anche materiali più leggeri come gelatine colorate e persino squame di pesce o acetato di cellulosa (quello per le pellicole fotografiche per intenderci). Oltre alla storia di ripercorrono anche le tecniche di applicazione, ben cinque!

Dopo la prima sala inizia il percorso storico vero e proprio, che porta dalle elaborate lavorazioni del tardo Settecento ai tessuti ricoperti di paillettes degli anni ’80, passando per le forme eteree della moda degli anni ’20 e la ricchezza degli anni ’50. Come potrete immaginare il Novecento è il secolo più rappresentato, con almeno un abito per ogni decennio, ma a lasciarvi a bocca aperta ci penserà un abito ancora da confezionare probabilmente appartenuto a Elisa Baciocchi, sorella di Napoleone. Non solo per la delicatezza dei motivi ricamati, ma anche per la tecnica utilizzata – se vi intendete un pochino di ricamo e sartoria sarà una vera rivelazione! Anche se ad essere sincera quello che mi ha rapito il cuore è un modello della fine degli anni ’40, in crespo di lana blu con paillettes tono su tono.

In caso non sappiate cosa fare nei prossimi giorni di vacanza, mie care appassionate di moda, vi consiglio quindi una puntatina a Palazzo Morando, in via Sant’Andrea 6 (una traversa di Montenapoleone) per andare a visitare “Ricami di Luce. Paillettes e lustrini nella moda di Palazzo Morando 1770-2004” a cura di Gian Luca Bovenzi, Barbara De Dominicis e Ilaria De Palma.  Fra l’altro la guida all’esposizione disponibile gratuitamente è piena di approfondimenti storici e curiosità molto interessati. Per maggiori informazioni vi lascio sito e pagina Facebook del Museo. Per fortuna la cartella stampa della mostra è disponibile online, così riesco a lasciarvi anche una piccola gallery!

Per il momento vi saluto, ci troviamo dopo le feste con una meta da sogno!

Le immagini sono prese da internet e, pertanto, considerate di pubblico dominio. Qualora la pubblicazione violasse diritti d’autore vogliate comunicarlo via email e saranno rimosse.

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Durban: l’incontro fra Asia e Africa

Durban è la terza città più grande del Sudafrica, ha una storia molto interessante quale ultimo avamposto dell’Impero Britannico prima dell’apertura del Canale di Suez. Oggigiorno è un vivace centro industriale ed il porto africano più attivo. Sorge nel cuore del Kwazulu-Natal, la terra dei famosi zulu – la tribù dei guerrieri “figli del cielo” che gli inglesi riuscirono a piegare al proprio dominio solo alla fine del XIX secolo – che costituiscono circa il 63% della popolazione. Ma Durban ospita anche la più vasta comunità di indiani al di fuori dell’India; arrivati qui per lavorare nelle piantagioni di canna da zucchero della regione fra il XIX e il XX secolo, hanno lasciato la loro impronta non solo nell’architettura e nella cultura cittadina ma anche nella cucina.

Oggi rappresentano il 20% della popolazione cittadina riunita soprattutto nell’area del Quartiere indiano che si estende lungo Grey Street. Qui hanno sede due importanti mercati: Madressa Arcade e il Victoria’s Market. Se come molti turisti alloggiate nel quartiere lungo il mare mettete in conto una bella camminata per raggiungerli. Il Madressa Arcade ha più l’aspetto di un bazaar, è composto da negozi e bancarelle allineati uno dopo l’altro sotto una serie di portici (come suggerisce il nome “Arcade” ndr), si tratta di un mercato usato tutti i giorni dagli abitanti, dove le bancarelle di spezie si mischiano a quelle di rimedi africani – anche questa è integrazione. Come in tutti i mercati gli odori la fanno da padrone, ma potrebbero essere molto penetranti… Motivo per cui abbiamo preferito costeggiarne la parte più esterna e dirottare il nostro interesse verso il Victoria’s Market – decisamente più turistico e molto meno caotico.

 

Del Victoria’s Market vi colpirà prima l’aspetto: una struttura rosa e azzurra in cemento, che vorrebbe ricordare i ricchi palazzi dei maharaja, ma in versione brutta. Il mistero dell’eclettica struttura è presto svelato: la struttura originale risaliva al 1910 ma fu distrutta da un incendio, così negli anni ’80 venne ricostruito, l’intento dei costruttori era quello di coniugare dei servizi moderni – parcheggio sotterraneo e negozi veri e propri – in una struttura ambiente che ricordasse i bellissimi palazzi dei principi indiani. L’interno però è il vero gioiello: India e Africa si fondono, montagne di spezie si affiancano a giraffe intagliate nel legno e negozi di sari… Un mix a cui è davvero difficile resistere.

Il mercato si sviluppa su due piani: inizialmente pensato per ospitare i generi alimentari al pian terreno e i negozi di altro genere a quello superiore, la crisi deve essersi abbattuta anche qui e il primo piano è quasi del tutto vuoto. É il luogo ideale per comprare le spezie: dai curry indiani ai mix per il braai (o barbecue) – il piatto nazionale sudafricano che deve buona parte del suo segreto alle erbe che vengono usate nella cottura delle pietanze – non stupitevi quindi se troverete qualsiasi genere di mix: per carni, pesce, verdure, piccanti, dolci, ecc. Cedete alla tentazione e portate a casa quanti più mix potete, saranno una vera rivelazione. Fra tutti i negozi ho preferito acquistare da Moodley, lo trovate sul lato sinistro della piccola piazzetta centrale, offre una scelta più ampia di spezie e thè. Se avete richieste particolari o volete provare una miscela solo vostra potete chiedere alle commesse, che saranno ben contente di creare un mix solo per voi. Io ero alla ricerca di un Curry Masala piuttosto dolce, così ho ottenuto la mia personale bustina di spezie. Poi ho ceduto anche a dello zafferano indiano, un mix braai per il pesce a base di lemongrass e del curry piccante. I proprietari hanno anche avuto una bellissima idea, un piccolo ricettario indiano con spunti per usare i vostri acquisti!

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Spezie sotto vuoto e ricettario da Moodley

Girando poi nel mercato troverete anche un’ampia offerta di sari e calzature indiane, che si affiancano a negozi strabordanti di souvenir a poco prezzo e a piccoli laboratori di sartoria, che propongono capi di abbigliamento con stoffe e tagli decisamente più africani. Fra le cose più interessanti vi segnalo delle collane fatte con uno spesso cordone in tessuto, al loro interno hanno del fil di ferro per renderle rigide – le fantasie possono essere un po’ estreme ma sono una novità rispetto a tutto quello che avrete trovato fra bancarelle e negozi!

Non potete infine uscire di qui senza aver provato il bunny chow, che le guide vi illustreranno come un panino con del curry di verdure o pollo. La traduzione di panino è: prendete una confezione di pane in cassetta intero, tagliatelo a metà e scavate un buco, infilategli una coscia di pollo, riempite i buchi rimasti con verdure e sugo e ora… Gustate!

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Il Bunny Chow… Buon appetito!
Pubblicato in: Sudafrica

Manzini Market: un giro nello Swaziland

Lo Swaziland è una delle ultime monarchie ancora esistenti. Circondato su tre lati dal Sudafrica e sul quarto dal Mozambico, poverissimo e con un livello di sviluppo economico quasi inesistente, il paese vive di quel poco turismo che lo attraversa per passare da una parte all’altra del Sudafrica. Non c’è da stupirsi quindi che il Mercato di Manzini, la prima “città” che si trova sulla strada partendo dal Kruger, venga riportato da tutte le guide turistiche.

In effetti è un buon posto per comprare artigianato locale, con prezzi se possibile migliori che non al di là del confine. La parte turistica del mercato è situata in una struttura sopraelevata, pulita e ordinata rispetto a tutto il resto. La prima impressione è quella di entrare in una specie di fiera dell’artigianato, lungo gli stretti corridoi si allineano bancarelle di ogni genere mentre le venditrici si riuniscono in piccoli gruppetti – pronte ad assistervi con un consiglio nell’acquisto e soprattutto alla contrattazione. Ad un primo impatto ho pensato ad una specie di “trappola per turisti”, da sconsigliare a dispetto di tutte le guide turistiche; impressione dovuta anche alla presenza di pochissime persone a parte il nostro gruppo. Meno battuto dai grandi tour e di certo non accessibile ai locali è però un’esperienza molto interessante, essendo circondato dal mercato quotidiano che offre diversi spunti fotografici e di riflessione…

Parliamo però della versione turistica, ho detto che vi si trova un po’ di tutto ma selezionate con attenzione – non proprio tutto è artigianato, soprattutto nel caso dei prodotti tessili e delle stoviglie in legno. Per collane e ornamenti in perline il dubbio dell’artigianalità non sussiste, è piuttosto frequente che per portare avanti una trattativa la proprietaria della bancarella metterà da parte le ultime creazioni. Io ho acquistato un completo collana e orecchini in verde e nero, che mi è piaciuto molto da subito. Oltre a questa versione sarà possibile trovare anche collari e pettorine in perline, tipiche degli abiti tribali, generalmente con i colori bianco, rosso, giallo e blu. Sicuramente più difficili da indossare sono indicati per chi ha un look molto personale.

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Collana e orecchini di perline acquistati presso il mercato di Manzini

La scelta fra le stoviglie di legno è semplicemente imbarazzante: dalle ceste in vimini ai portafrutta, dalle ciotole ai sottobicchieri… Colori naturali o legno dipinto, potrete scegliere a seconda dei vostri gusti e del posto che avete in valigia! Se ne avete molto potrete curiosare anche fra piccoli pezzi di mobilia come sedute, tavolini e gli onnipresenti tamburi. Fra i soprammobili troverete anche oggetti fatti con fil di ferro e lattine, a ricordarvi che in fin dei conti tutto il mondo è paese…

Vassoi in legno intagliato e dipinto

Per Manzini e lo Swaziland è tutto, ci troviamo settimana prossima per l’ultimo appuntamento in continente africano…

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Sudafrica: breve guida fra natura e mercati

Ci siamo salutati per le vacanze e… Pausa decisamente più lunga del previsto! Torno però in queste pagine con una serie di articoli dedicati ad una piccola parte di quel grande e meraviglioso paese che è il Sudafrica. Un viaggio emozionante, immersi in una natura prorompente e a contatto con le popolazioni che compongono la sua variegata società. Due settimane in giro per parchi naturali possono sembrare lontanissimi dalle opportunità di shopping, eppure per la prima volta ho trovato gli spunti più interessanti lontano dalle città. Iniziamo però con qualche consiglio utile in un paese dove si mescolano usi e costumi di due continenti.

Primo: i dintorni delle città sono pieni di centri commerciali, chiamati Mall, ottima opzione non solo per i pasti ma anche per l’acquisto di generi di prima necessità e, ovviamente, negozi di grandi catene internazionali e marchi locali. Realtà poco conosciuta nella nostra parte di mondo il Sudafrica ha un tessuto ricco e vivace di proposte di alta moda, il cui stile prende dalle tradizioni e dai pattern tribali e li mischia con la migliore tradizione di gusto occidentale; ma a questo dedicherò un post più avanti. Se invece siete alla ricerca di artigianato e souvenir è meglio affidarsi alle venditrici che troverete nei luoghi più battuti dai turisti e passare al punto due…

Secondo: state attraversando un paese grande quasi quanto il nostro continente, quindi tenete conto che le popolazioni cambiano e con loro anche l’artigianato e i materiali tipici. Quindi: non perdete le occasioni, non pensate “tanto poi lo trovo anche altrove”. Alcuni articoli sono di produzione semi-industriale e li troverete sempre, soprattutto se vi limitate a fare acquisti nei negozi ufficiali dei parchi. Lungo la strada, nei parcheggi dei luoghi turistici e nei paesi che incontrate troverete decine di bancarelle, dove spesso lavorano interi gruppi famigliari: uno contratta con i turisti mentre continua l’attività operosa e fervida delle signore che infilano le collane, intrecciano le fibre per farne cesti e decorazioni casalinghe, uomini che intagliano il legno… Una specie di filiera a Km 0, dal produttore al consumatore – con le debite eccezioni: quadri, vasellame, oggetti in pietra saponaria e terrecotte sono ovviamente prodotte in appositi laboratori. Che siano però di produzione famigliare o industriale ogni oggetto conserva l’incanto dei colori dell’Africa, in tutta la varietà di materiali che si ricavano dalla ricchissima natura: pietra saponaria, terracotta, frutti delle scimmie, pietre semipreziose, fibre naturali, legno…

Terzo: sulle bancarelle contrattate, nei negozi comportatevi come se foste in Europa. Una delle cose che più colpiscono in Sudafrica è la schizofrenia delle relazioni sociali: da un lato le tradizioni da bazaar, dall’altro la tranquillità compassata tipica delle popolazioni anglosassoni. Vi sarà necessario fare un po’ di allenamento per comprendere l’accento con cui parlano inglese da queste parti.

Se nei parchi ogni campo ha un negozio che vende sia alimentari che souvenir, lungo altri percorsi come il giro delle cascate o il Blyde River Canyon nel Mpumalanga offre soprattutto piccoli mercati. Fra le città che incontrerete Graskop, nel bel mezzo del parco del Blyde River Canyon, vive dell’industria del legno e del frequente passaggio dei turisti. Lungo la strada principale si allineano costruzioni in legno, piccoli negozi pieni di scaffali coperti di qualsiasi tipo di manufatto: piatti, anfore, braccialetti, soprammobili… I vari mercanti faranno a gara per attirarvi verso la loro bancarella e presentarvi il meglio della loro merce. In foto vedete il “bellissimo” Discount Shop e il suo proprietario, che ha voluto farsi fotografare nel suo “negozio”. Da lui ho acquistato un quadro, sono tele dipinte a tempera – a volte si trovano anche da noi nei negozi etnici o su alcune bancarelle. Mi è piaciuto subito per i suoi toni blu, quasi tutta la produzione è dipinta con colori caldi, rossi e arancioni. La contrattazione su questo lato della strada è l’attività principale, anche se una volta fatta la conversione dei prezzi vi sembrerà semplicemente assurdo ridurli ulteriormente. Verso il fondo della strada ci sono anche un paio di grandi negozi di souvenir, ideali se desiderate guide e piantine della zona ma meno per i ricordi da portare a casa. In città inoltre dovete assolutamente fermarvi da Harrie’s Pancakes per i suoi famosi pancakes, salati o dolci – sono i più buoni della regione (a quanto dicono tutte le guide turistiche e anche Tripadvisor).

Viaggiando molto più a sud, nel KwaZulu Natal, si trova invece la cittadina di St. Lucia – tappa obbligata per coloro che visitano l’iSigmaliso Wetland Park (o meglio il sistema di parchi che lo compone), del quale fa parte l’omonimo estuario. Visibilmente luogo turistico, composto unicamente di ristoranti, affittacamere, servizi e negozi per turisti, nel centro città ha una piccola area coperta adibita a mercato. Poche bancarelle in cui troverete i soliti souvenir che vi avranno accompagnato per buona parte del viaggio, ma anche qualche curiosità locale come i piccoli porta candele intagliati nei gusci del frutto della scimmia. Questi frutti tondi, così chiamati perché le scimmie ne sono ghiotte, sono come delle piccole noci di cocco: il guscio è in legno, se fatto seccare diventa molto resistente, mentre lo strato più esterno è come una corteccia in cui si intaglia un decoro di motivi geometrici o animali stilizzati. È un’idea regalo originale e con un budget davvero molto basso! Qui troverete anche la versione africana degli acchiappasogni, meno famosi di quelli dei cugini americani, sono fatti con nastri colorati e legno, al cerchio principale sono attaccate delle figure umane che dovrebbero proteggere i bambini dai brutti sogni.

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Dubrovnick: fra arte e serie TV

Dubrovnick è la capitale della Croazia, ma è anche stata un’importante città assoggettata al dominio della Repubblica di Venezia, la cui influenza è evidente nell’architettura dell’antica città fortificata. Oltre ai palazzi i veneziani hanno però lasciato anche qualche nozione di arte vetraia, lavorazione del pizzo e il buon gusto per l’arte. Ne va da sé che il centro di Dubrovnick è un lungo susseguirsi di interessanti vetrine.

Credo che una delle caratteristiche principali della zona commerciale della città vecchia sia la particolarità dei suoi negozi, che hanno conservato l’aspetto esteriore delle antiche botteghe con le vetrine dai davanzali a finestra che si aprono accanto alla porta. In genere sono ambienti piuttosto piccoli e sovraffollati di turisti, alcuni si sviluppano in un dedalo di locali comunicanti in cui è difficile ritrovare l’uscita senza acquisti.

La via principale è lo Stradun (chiamato anche Placa) ampia strada ricavata bonificando e sotterrando un canale paludoso che anticamente divideva la città. È la via principale per lo shopping, qui si affacciano alcuni negozi internazionali come Michal Negrin, con le sue proposte di bijoux, abbigliamento ed accessori estrose ed vagamente retrò. Per scoprire qualcosa di davvero originale vi consiglio di alzare in naso verso le finestre del primo piano e troverete le indicazioni per arrivare allo spazio artistico Klarisa, l’entrata è sulla laterale Antuninska. Si tratta di una galleria che propone opere di artisti locali, in uno spazio molto suggestivo, ad attrarre l’attenzione in strada sono le incantevoli bambole, che troverete appese in tutto lo spazio espositivo!

Arrivati al termine dello Stradun sulla destra si trova il Palazzo dei Priori, proprio di fronte due negozi molto carini: il primo fa angolo con la piazza, da fuori sembra proporre solo abbigliamento ma poi dentro troverete anche borse, accessori e oggettistica. Posto che la scorsa estate erano avanti e le righe alla marinara erano di super moda, non ho potuto sottrarmi dall’acquisto di una maglia, i prezzi sono un po’ più alti ma anche la qualità dei tessuti è superiore. Poco più avanti invece troverete un negozio della catena Aquamaritime, marchio nato a Zagabria nel 2002, divenuto ben presto famoso in Croazia per le linee e i colori che ricordano la freschezza del mare. Hanno un po’ di tutto abbigliamento, accessori e oggetti per la casa – le spugne sono morbidissime! Ne troverete diversi sparsi per la città e sta per sbarcare anche in Italia. Proseguendo vi segnalo anche un negozio della catena Croatia, ne ho già parlato nel post di Zara, vendono cravatte e foulard in seta molto belli ma a prezzi elevati.

Da qui vi consiglio di imboccare la Ulad Puča, parallela allo Stradun corre stretta fra le case ed è affollata di negozietti. Qui troverete il Croatian Design, che raccoglie le proposte di moda dei principali nomi del design croato in un mix di stili che soddisferanno le esigenze e i gusti di qualsiasi tipo di cliente. Il negozio non è molto grande e i capi sono proposti in pochi pezzi e non sempre disponibili in tutte le taglie. Poco più avanti all’interno di un cortile c’è invece Nika Art, che vi incanterà con la sua pittura su seta, accanto ai tradizionali quadri ci sono anche delle bellissime opere d’arte tutte da indossare: dagli scialli alle maglie. La tradizione della lavorazione del vetro invece si ritrova nel negozio, che propone non solo oggetti ma anche bijoux realizzati con questo materiale.

Se invece siete alla ricerca di souvenir a km 0 li troverete accanto alla Cattedrale dell’Assunzione, dove viene allestito un piccolo mercato che propone dagli alimentari ai manufatti artigianali – e dove non sarà raro trovare anziane signore che lavorano all’uncinetto gli immancabili abiti per bambini, scarpine, centrini e anche qualche accessorio per adulti.

La città negli ultimi anni è stata anche il set per la serie de “Il Trono di Spade”, qui infatti sono girati gli esterni di Approdo del Re. Un business che i bravi croati non si sono lasciati sfuggire, sono infatti innumerevoli i negozi che propongono tazze, magliette e oggetti ispirati alla serie. Se siete dei fans non fatevi scappare l’occasione!